domenica 29 gennaio 2012

L’ITALIA DEVE CAMBIARE. MA COME?

Tra gli italiani si è radicata l'idea che chi ruba in grande esercita un diritto e chi si attiene alle regole è uno stupido perciò credo che sia necessaria una grande opera di rinnovamento che comincia dalle scuole. Bisogna restituire un senso alle parole: chi ruba è un ladro, anche se invece della rapina sceglie l'evasione; chi sporca le strade è un debitore che dovrà rimborsare il suo danno; chi è raccomandato va cacciato perché raccomandato e dunque usurpatore del lavoro dei meritevoli. Questo è solo un elenco di  alcune cose immensamente difficili eppure necessarie. Io credo che ci sia un denominatore comune fra comportamenti tanto diversi e tutti disonesti, alcuni gravissimi (rubare, in tutti i sensi in cui si può rubare alle persone o allo Stato), altri solo di sgarbo e mancanza di attenzione per gli interessi di tutti, come se ognuno fosse solo al mondo e dovesse stare attento solo a ciò che gli conviene. È qui che vedo un filo di connessione che potrebbe esserci e non c'è. Ed è qui che vedo il danno più grave di anni e anni di ottuso e cieco berlusconismo e leghismo, una scuola di egoismo a cielo aperto che ha incattivito un intero Paese. D'accordo, non siamo famosi per la cura dei beni comuni del nostro Paese. Ma lo siamo stati, specialmente nei piccoli centri che adesso sono incattiviti dalla Lega al Nord e dai vari potentati locali del Sud, quando esisteva, come mostrano cinema e letteratura, un po’ di cura per gli altri, l'idea di un vivere insieme che creava solidarietà e sostegno reciproco.
L'Italia, adesso, è solitudine e insofferenza per gli altri. Giorni fa ho sentito in televisione un giovane immigrato dire (pensate, dire dell'Italia, non dell’Alabama prima di Martin Luther King): “Voi ci trattate come animali domestici, qualche volta meglio, qualche volta peggio, ma sempre come animali che devono stare al loro posto”. Ma penso ai disabili, mai così soli in Italia. Penso a quel signore romano a cui hanno restituito il padre vecchio e malato, sottratto dalla polizia alle angherie di una cosiddetta “Casa di Riposo” che ha chiesto al funzionario che gli consegnava il congiunto: “Ma siete sicuri che lo trattavano così male?”.
C'è volontariato generoso in Italia, ma manca altruismo, un sentimento fondamentale che garantisce la continuazione delle comunità in condizioni civili e benevole, o (quando manca) condanna a cercare sempre condanne e colpevoli.


F.C. – F.Q.

sabato 28 gennaio 2012

BENEDETTA CORRUZIONE

Il Vaticano ignorò le truffe e i reati che l’arcivescovo Viganò denunciò al cardinale Bertone con una lettera riservata.
Furti nelle ville pontificie coperti dal direttore dei Musei Vaticani, monsignor Paolo Nicolini. E poi fatture contraffatte all’Università Lateranense a conoscenza addirittura dell’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per l’evangelizzazione. E ancora: interessi del monsignore in una società che fa affari con il Vaticano ed è inadempiente per 2,2 milioni di euro. Ammanchi per centinaia di migliaia di euro all’Apsa – rivelati dal suo stesso presidente - e frodi all'Osservatore, rivelate da don Elio Torregiani, ex direttore generale del giornale. C’è tutto questo nella lettera che Il Fatto pubblica oggi. I toni e i contenuti sono sconvolgenti per i credenti che hanno apprezzato gli appelli del Papa. “Maria ci dia il coraggio di dire no alla corruzione, ai guadagni disonesti e all’egoismo” aveva detto nel giorno dell’Immacolata del 2006 Ratzinger. Eppure il Papa non ha esitato a sacrificare l’uomo che aveva preso alla lettera quelle parole: Carlo Maria Viganò, l’arcivescovo ingenuo ma onesto, approdato alla guida dell’ente che controlla le gare e gli appalti del Vaticano. La lettera di Viganò è diretta a “Sua Eminenza Reverendissima il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Città del Vaticano”, praticamente al primo ministro del Vaticano. Quando scrive a Bertone l’8 maggio del 2011, Viganò è ancora il segretario generale del Governatorato. Ed è proprio dopo questa lettera inedita, e non dopo quella del 27 marzo già mostrata in tv da Gli intoccabili, che Viganò viene fatto fuori. La7 si è occupata mercoledì 25 gennaio scorso della lotta di potere che ha portato alla promozione-rimozione di Viganò a Nunzio apostolico negli Usa. L’arcivescovo-rinnovatore aveva trovato nel 2009 una perdita di 8 milioni di euro e aveva lasciato al Governatorato nel 2010 un guadagno di 22 milioni (34 milioni secondo altri calcoli). Nonostante ciò è stato fatto fuori da Bertone grazie all’appoggio del Papa e del Giornale di Berlusconi. A questa faida vaticana è stata dedicata buona parte della trasmissione condotta da Gianluigi Nuzzi che, nonostante lo scoop, si è fermata al 3,4% di ascolto. In due ore sono sfilati anche il direttore del Giornale Alessandro Sallusti, un uomo del Vaticano in Rai, Marco Simeon e il vice di Viganò al Governatorato, monsignor Corbellini. Sono state poste molte domande sulle lettere scritte prima e dopo ma non su quella dell’8 maggio che è sfuggita agli Intoccabili. Peccato perché proprio in questa lettera si trovano storie inedite che coinvolgono nella parte di testimoni o vittime di accuse anche diffamanti, gli ospiti di Nuzzi. E peccato anche perché nella lettera ci sono molte risposte (di Viganò ovviamente) ai quesiti posti da Nuzzi. Tipo: chi è la fonte del Giornale che ha scatenato la polemica tra Viganò e i suoi detrattori? Oppure: perché Viganò è stato cacciato? Probabilmente dopo la lettera che pubblichiamo sotto era impossibile per il Papa mantenere Viganò al suo posto. Il segretario del Governatorato non scriveva solo di false fatture e ammanchi milionari. Non lanciava solo accuse diffamatorie sulle tendenze sessuali dei suoi nemici ma soprattutto metteva nero su bianco i risultati di una vera e propria inchiesta di controspionaggio dentro le mura leonine. E non solo spiattellava i risultati, (tipo: la fonte del Giornale è monsignore Nicolini che vuole prendere il mio posto. O peggio: Monsignor Nicolini ha contraffatto fatture e defraudato il Vaticano) ma sosteneva che le sue fonti erano personaggi di primissimo livello come don Torregiani, monsignor Fisichella e monsignor Calcagno. Infine minacciava: “I comportamenti di Nicolini oltre a rappresentare una grave violazione della giustizia e della carità sono perseguibili come reati, sia nell'ordinamento canonico che civile, qualora nei suoi confronti non si dovesse procedere per via amministrativa, riterrò mio dovere procedere per via giudiziale”. Una minaccia ancora valida nonostante l’oceano separi l’arcivescovo dalla Procura. Anche perché il telefonino di Viganò continua a squillare a vuoto.



Articolo di Marco Lillo a Pagina 2 de IL FATTO

venerdì 27 gennaio 2012

LA LEGA NORD ASCOLTA IL POPOLO

POLITICI IN FUGA. FINALMENTE! Castelli abbandona lo studio di Santoro: uno schiaffo all'operaio sarebbe stato meno sprezzante.
Ieri sera con il tristo Enrico Letta del Pd, su una delle due scomodissime sedie rubate a chissà quale trattoriaccia fuoriporta, sedeva il mirabile ex ministro Roberto Castelli, autorevole mandarino della Lega. Sembrava già tanto che i due politicanti non si dessero sulla parola, non troppo almeno, e non si azzannassero alla gola come giaguari in lotta per l’accoppiamento. In scaletta tanti bellissimi collegamenti con le piazze, dalla Sicilia e dalla Sardegna,  dove Sandro Ruotolo ed altri valenti inviati avevano convocato gente stanca, giustamente arrabbiata. Far esprimere, ascoltare chi ogni giorno collauda sulla propria pelle le misure restrittive dei governi corrisponde in pieno all’istanza di realismo che troppo spesso la Tv, legata a doppio filo col Palazzo, disattende. Ma il ministro Castelli era nervoso, ce l’aveva con il pubblico in studio “schierato”, più volte ha redarguito i presenti, secondo lui plaudenti a comando. Insomma, come se Hannibal the Cannibal desse al vampiro Lestat del sanguinario! 

Finché un operaio sardo in collegamento, di sicuro visibilmente alterato, lo ha apostrofato in modo poco urbano: “Non mi devi rompere i co****ni”. In risposta ad un atteggiamento di sussiego, senza dubbio irritante del leghista. Abbandonare lo studio, dopo aver teso in tutta fretta la mano al conduttore e al collega Letta, è parsa a Castelli l’unica risposta degna a quel signore, provato dai disagi economici che le insufficienze dell’attuale classe politica non hanno saputo evitare alle fasce più deboli. Se all’operaio insolente l’ex ministro avesse dato uno schiaffo, seppure metaforico e a distanza,  si sarebbe dimostrato meno sprezzante.

Castelli mi ha ricordato il “francamente me ne infischio” del bellimbusto Rhett Butler in Via col vento. E ha ben sintetizzato con la sua fuga l’atteggiamento trasversale degli attuali parlamentari, ben felici  – pur continuando a battere cassa –  che un altro faccia il lavoro sporco in loro vece.



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LE BADANTI NON SONO UN SERVIZIO PUBBLICO


L’allungamento della vita media in tutta Europa (dove si contano 60 milioni di anziani) ma, in particolare in Italia che ha già vantato il primato di paese più vecchio d’Europa, unitamente ai cambiamenti intervenuti nella composizione e nello stile di vita delle famiglie ha prodotto seri problemi sul fronte dell’assistenza agli anziani non autosufficienti. Se facciamo il confronto tra il nostro Paese e la situazione nel resto d'Europa vediamo che negli ultimi dieci anni l'offerta pubblica di servizi domiciliari è sì cresciuta in tutta l'Europa meridionale, però non ha raggiunto i livelli garantiti nel resto del continente. Anche se nei paesi del Nord la percentuale di utenti raggiunti dai servizi pubblici a domicilio è leggermente scesa (passando dal 14% dei primi anni Novanta ai 13% della metà degli anni Duemila), essa rimane ben al di sopra di quella italiana, dove nello stesso periodo si è passati dal 2 al 5% di anziani assistiti a domicilio a spese pubbliche. La Francia arriva all'8%, la Germania al 7%, la Svezia al 9%, la Danimarca è addirittura al 21%. Mentre la media dell'Europa a 15 è del 10%.

  A causa principalmente del costo eccessivo di strutture adeguate ad accogliere disabili, o persone non autosufficienti, in Italia si ricorre sempre più frequentemente all’aiuto di donne immigrate, provenienti prevalentemente da Paesi dell’Europa centro-orientale o, in secondo ordine, dal Sud America e dalle Filippine. Questa scelta offre il vantaggio di mantenere il disabile, molto spesso anziano, nella propria abitazione a costi generalmente inferiori a quelli delle poche strutture esistenti ma, d’altro lato,  offre spesso anche seri svantaggi legati sia al rifiuto che soprattutto l’anziano può opporre ad una estranea che entra nella sua casa e nella sua vita, sia alla scarsa preparazione di cui la persona incaricata dispone.
Sostanzialmente è comunemente diffuso affidare un anziano totalmente o parzialmente non autosufficiente ad una donna straniera che non ha le competenze professionali per la cura di questa persona, con una serie di problemi che ricadono sull’assistito, sulla sua famiglia e sulla badante stessa.

  Purtroppo, e nonostante tutto, il nostro Paese è ultimo in Europa per l’assistenza pubblica agli anziani e primo per l’impiego delle badanti. Siamo il fanalino di coda per i servizi pubblici destinati alla non autosufficienza con il primato negativo della mancanza di servizi domiciliari pubblici dei quali può beneficiare, come dicevo, solo il 5% degli anziani non autosufficienti lasciando campo libero alle badanti che entrano nel 13% delle case italiane evidenziando un fenomeno che solo in Italia è così diffuso.

In Danimarca, per esempio, le badanti non esistono: gli anziani non autosufficienti sono ospitati in stanze singole dentro a istituti arredati come appartamenti, e le spese le paga lo Stato. Strutture di questo tipo sono diffuse in tutti i Paesi del nord Europa, specie per chi non può rimanere solo la notte; ma esistono aiuti di vario tipo, a seconda della pensione e dei bisogni dell'anziano.
In Francia gli assistenti domiciliari li manda il Comune, e le spese sono detraibili dal 10% al 100%.
In Irlanda e Gran Bretagna esistono agenzie di assistenza specializzate a cui rivolgersi. Dublino permette di scaricare fino a 50 mila euro, Londra paga le spese o dà la stessa cifra direttamente alla famiglia.
In Spagna è previsto un contributo statale, fino a 500 euro al mese, purché il contratto sia regolare.
In Germania, invece, qualche caso di badante senza contratto è stato riscontrato, ma sono poche. I servizi sociali, infatti, seguono a domicilio gli anziani anche per cinque ore al giorno e i non autosufficienti hanno strutture specializzate. Ed è tutto già pagato: nello stipendio è previsto un contributo per l'assistenza in età avanzata. Da noi, invece, con il primato europeo nell’utilizzo delle badanti, le famiglie con anziani non autosufficienti arrivano anche a dover vendere la casa per poterle pagare.

  Secondo noi, oltre ai già noti servizi sociali erogati alle famiglie degli anziani non autosufficienti e ai disabili, è arrivato il momento, anche per l’Italia, di una legge ad hoc che favorisca l’istituzione di cooperative dove tanti disoccupati, previa formazione specifica, possano inserirsi in un nuovo “servizio alla persona” che sostituisca il sistema “privatistico” delle Badanti e dove lo Stato possa contribuire alle spese in proporzione inversa al reddito della famiglia stessa. Con il risultato, tra l’altro, di dare un lavoro regolare e non “in nero”, anche in part-time, a tantissime persone con famiglia a carico che si trovano anch’esse in difficoltà.


WalBi

giovedì 26 gennaio 2012

DISINTEGRARSI PERCHÉ TUTTO RIMANGA COSI' COM’È

L’Apocalisse comincia così: devi andare a lavorare, ma la macchina è ferma perché i benzinai sono in serrata. Cerchi un taxi, ma i taxisti sono in assemblea permanente. Decidi di andare a piedi, la strada è lunga, fa freddo, ti viene mal di testa. Non puoi prendere un cachet perché i farmacisti sono in sciopero. Una cenetta? Il supermercato è vuoto perché chi dovrebbe rifornire gli scaffali sta occupando l’autostrada. Compri merce scaduta: ti muore il gatto e anche la zia Cesira. Non puoi far causa a nessuno perché scioperano gli avvocati... e poi i notai. E poi gli idraulici, gli elettricisti, i netturbini, i gestori di pompe funebri, i veterinari, gli ortopedici, i dentisti, gli architetti, i geometri, i poliziotti, i professori, le ballerine, gli assicuratori, i piazzisti, i faccendieri, i parrucchieri, i ristoratori, gli agricoltori, gli animatori, i commendatori... È il trionfo delle categorie. Ciascuno per la sua e contro le altre. Ciascuno con le sue ragioni, le sue opinioni, le sue fissazioni. Ciascuno per sé e nessuno per tutti. Chi l’avrebbe mai immaginato che il Paese, pur di non essere cambiato, si sarebbe disintegrato?

di Lidia Ravera

mercoledì 25 gennaio 2012

IL PANE AVVELENATO

Nel 2011 individuati dalla Finanza 7.500 evasori totali e 50 miliardi non dichiarati. Sono 12 mila le persone denunciate per reati fiscali, nello scorso anno. Imprese e lavoratori hanno occultato allo Stato più di 21 miliardi di euro. Recuperati dalle Fiamme Gialle oltre 902 milioni di euro.
I dati diffusi parlano di 7.500 evasori totali, cioè completamente sconosciuti al fisco, scoperti nel corso dell’anno appena finito. Si tratta di imprese e lavoratori autonomi che avevano occultato allo Stato redditi per oltre 21 miliardi di euro. Sono stati 12mila i soggetti denunciati, principalmente per aver utilizzato o emesso fatture false (1.981 violazioni), per non aver versato l’Iva (402 casi), per aver omesso la dichiarazione dei redditi (2.000 violazioni) o aver distrutto od occultato la contabilità (oltre 2.000 casi). Ai responsabili di reati fiscali sono stati sequestrati immediatamente oltre 902 milioni di euro. Importante l’attività di contrasto alle cosiddette ‘frodi carosello’ che ha portato alla scoperta di quasi 2 miliardi di Iva evasa mentre sono 12.676 i lavoratori in nero (di cui oltre 2.500 extracomunitari) scovati. Sempre più elevato lo standard di qualità dei controlli: i verbali delle Fiamme gialle, nel 96% dei casi, sono stati integralmente recepiti dall’Agenzia delle Entrate per il successivo accertamento. In aumento anche i casi di coloro che aderiscono spontaneamente ai rilievi mossi dai verificatori del Corpo, consentendo l’immediata riscossione degli importi relativi al 10% dei verbali.



“Chi evade le tasse offre pane avvelenato ai figli. Consegnerà loro qualche euro in più ma li renderà cittadini di un paese non vivibile”. (Mario Monti)

martedì 24 gennaio 2012

LA LEGA NORD VUOLE METTERE IL BAVAGLIO AL WEB

E’ una levata di scudi quello contro il “Fava”, l’articolo della legge comunitaria da ieri in discussione a Montecitorio. Il provvedimento fatto approvare dal leghista Giovanni Fava sulla falsa riga del “Sopa” e del “Pipa” – le due leggi appena bloccate negli Usa da una imponente mobilitazione on line – prevede che un “contenuto illecito” che viola il diritto d’autore, possa essere eliminato dal web su richiesta dei“soggetti interessati” senza passare dalla decisione di un giudice. L’allarme è stato lanciato la scorsa settimana dal giurista Guido Scorza e, dopo l’associazione Libertiamo, numerose forze politiche annunciano battaglia in Parlamento.
Questa mattina si tiene alla Camera dei deputati una conferenza stampa contro quello che viene soprannominato “il bavaglio al web”: Articolo 21, Libertiamo, Il Futurista e Agorà Digitale presenteranno le iniziative per bloccare il provvedimento. “Mentre Oltreoceano i deputati e senatori americani hanno fatto marcia indietro su due proposte ‘ammazza Internet’ spacciate per norme che regolamentano il diritto d’autore, a casa nostra un deputato della Lega, Giovanni Fava, ha presentato un emendamento che rischia di stritolare il web” dicono Stefano Corradino, direttore di Articolo21 e Filippo Rossi direttore del Futurista. “Non è previsto nessun ricorso all'Autorità giudiziaria – aggiungono – chi se ne frega, nessuna possibilità di verificare l’effettiva illiceità di un contenuto. Ecco perché il ‘Fava ’ è peggiore del ‘Sopa’ americano, che almeno prevede l’intervento di un’autorità competente”. Altolà anche da Vincenzo Vita (Pd) e Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, che parlano di “un colpo ferale alla libertà della rete anche in Italia”. Contrari anche i deputati di Futuro e libertà Flavia Perina e Benedetto Della Vedova. Se qualcuno pensa che, per contrastare la pirateria e gli atti illeciti compiuti in Rete, si debba ridurre la libertà di espressione degli utenti, non ha capito molto di Internet, né di pirateria”. Per il pd Alberto Losacco: “Bisogna bloccare a tutti costi il Sopa italiano” e si dicono dello stesso parere i colleghi democratici Silvia Velo e Sandro Gozi . Antonio Di Pietro avverte sul suo profilo Facebook: “Ancora una volta vogliono censurarci. L’emendamento leghista è un atto liberticida che va contro l’articolo 21 della Costituzione”. Per il segretario dei Radicali Italiani Mario Staderini e per Luca Nicotra di Agorà Digitale “l’approvazione dell’emendamento consentirà a multinazionali e monopolisti dell’informazione e dei contenuti italiani di mettere in piedi vere e proprie polizie del web. Una Sopa italiana che avrà l’effetto di incentivare la rimozione selvaggia dei contenuti di siti profit o non-profit come Wikipedia, Youtube, Google o Facebook”. Controemendamenti abrogativi sono stati presentati da Fli, Pd, Italia dei Valori e Radicali.
Il  voto dovrebbe avvenire in settimana.

F. Mello, F.Q.